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OrvietoScienza 2014: la scienza esce dai laboratori

pubblicato 07 mag 2014, 15:43 da Giuseppe De Ninno   [ aggiornato in data 08 mag 2014, 00:20 ]
di Alessandra Magistrelli.
Il tema dell’ultimo appuntamento di “OrvietoScienza” (28 febbraio-1 marzo 2014) è stato centrato sull’intreccio Scienza-Diritto: cosa accade “quando la scienza esce dai laboratori” e, trasformandosi in norme di legge, si trasferisce nella vita quotidiana.

Nel 1951 a una donna americana di colore malata di cancro all’utero, Henrietta Lacks, furono prelevate alcune cellule tumorali che sono diventate la prima linea cellulare umana nella ricerca oncologica (cellule HeLa). Questo è stato il tema dell’intervento di Telmo Pievani (Università di Padova) alla recente edizione 2014 di “OrvietoScienza”.
Oggi che i genetisti stanno pubblicando il suo genoma, i pronipoti insorgono per violazione della privacy familiare e perché (affermano 60 anni dopo), senza aver chiesto allora a Henrietta il consenso al prelievo delle cellule, gli scienziati di tutto il mondo se ne sono serviti ampiamente per i loro lavori di ricerca.

C’è un problema forse ancora più ardito: è quello di una roboetica per il post-umano, periodo della storia umana che si sta affacciando alla ribalta. Questione sollevata da Giuseppe O. Longo (Università di Trieste) pensando a una società in cui dovranno convivere uomini, uomini OGM (in cui sono state fatte precise scelte genomiche), simbionti uomo-macchina (cyborg sempre più perfetti), robot e la famosa “rete” che aspira a unire umani e macchine “in una creatura planetaria e supersocietaria dotata di intelligenza connettiva”.

Nella sfera del post-umano si è collocato anche il contributo di Amedeo Santosuosso (Università di Pavia e Presidente di ECLT-European Centre for Law, Science and New Technologies) che ha parlato dei recentissimi strumenti elettronici che possono aiutarci nel programmare meglio la vita, ma anche limitare, e molto, la libertà. Anzi, la definizione di “essere umano“ può essere talmente manipolata, e con essa quella di libertà, da rendere un’illusione la nostra autonomia.
Passando a parlare di robot o simili, Santosuosso ricorda il problema degli “emuloidi” che potrebbero raggiungere una sensibilità tale da diventare oggetto di diritto e quindi aprire una nuova pagina nella storia della giurisprudenza.

Il prof. Pellizzoni (Università di Trieste) ha parlato di “cittadinanza scientifica” e di come si deve intendere questo concetto tipicamente polisemico.
Se per “cittadinanza scientifica” intendiamo “la piena e soddisfacente partecipazione dei cittadini alle vicende della scienza nel momento in cui essa esce dal proprio ambito istituzionale per incontrare la società nel suo complesso…” siamo tutti d’accordo, ma se cominciamo a declinare cos’è questa “piena e soddisfacente partecipazione” si apre un vaso di Pandora. Pellizzoni ha preso in esame alcuni aspetti della “cittadinanza scientifica” che va dal diritto-dovere a una dignitosa educazione scientifica e a una divisione dei compiti tra chi fa scienza e chi decide sugli esiti pubblici dell’attività scientifica.
“Cittadinanza scientifica” è anche saper distinguere il mondo della scienza da ciò che riguarda la società propriamente detta, ma anche, argomento attualissimo, saper dirimere consensi e conflitti sulle scienze naturali nella scuola, troppo spesso vissuti sotto l’effetto di emozioni che con la scienza non hanno proprio nulla a che fare.

Chiara Ceci (Royal Society, London) ha illustrato l’attività delle “Learned Societies” inglesi, associazioni costituite da accademici e da specialisti di una specifica disciplina che favoriscono la circolazione del sapere organizzando conferenze scientifiche, presentando nuove ricerche o pubblicando riviste e libri.
L’impegno della Royal Society londinese, e delle altre società, è rivolto ad arricchire la cultura scientifica dei politici inglesi. Infatti, la Royal Society lavora a stretto contatto con il “Parliamentary Office of Science and Technology” e il “Parliamentary and Scientific Committee”, due uffici presenti a Westminster (come negli altri parlamenti dell’U.K.) con lo scopo di fornire consulenza alla classe politica su tematiche scientifiche e tecnologiche.
L’intervento di Chiara Ceci è servito di base agli organizzatori di “OrvietoScienza” per la richiesta d’istituire in Italia un’Authority scientifica analoga, che metta ordine tra le miriadi di comitati e commissioni nominate dal ministro di turno, aiutando non solo la cittadinanza a capire le questioni scientifiche rilevanti, ma anche la classe politica a fare il suo lavoro di scelta consapevole, guidata da esperti di chiara fama e, una volta tanto, al di sopra delle parti.

Gli studenti del liceo “Ettore Majorana” di Orvieto (il liceo da cui parte l’idea e l’organizzazione di “OrvietoScienza”) hanno presentato il documento “Per una carta dei diritti dei senzienti”. Chi sono i senzienti? Gli esseri umani, gli animali e, perché no, gli extraterrestri, ma forse anche dei robot perfetti – e per ora immaginari – che potrebbero acquisire una qual forma di coscienza. Tutti costoro diventerebbero soggetti aventi diritti e gli studenti si sono impegnati nell’attribuirglieli; ma poi l’interesse dei ragazzi è tornato alla specie umana e alle tematiche dolorose del fine vita, che sono state espresse attraverso le parole di Piergiorgio Welby.

Nell’edizione del 2014 “OrvietoScienza” ha bandito anche tre concorsi, intitolati a Romeo Bassoli, aperti a un pubblico più vasto: un concorso di fotografia naturalistica, uno per il migliore documentario scientifico breve e uno per creare il logo di “OrvietoScienza”.

Nel 2015 il tema di “OrvietoScienza” (terza edizione) verterà sull’importanza che ha la ricerca scientifica di base per lo sviluppo culturale, economico e politico di un paese.
Articolo apparso il 31 marzo 2014 su Education 2.0
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