Il Manifesto di OrvietoScienza

Premessa
Il mondo, negli ultimi secoli, è cambiato, con il contributo fondamentale della scienza che ne ha completamente trasformata l’immagine, facendo sì che in seguito i rapporti tra scienza e società si rinnovassero profondamente.

Oggi i cittadini chiedono di partecipare sempre di più a scelte che hanno a che fare con la scienza. Dopo il riconoscimento dei diritti di cittadinanza sociale e politica, nasce quindi la domanda di diritti di cittadinanza scientifica che consistono nel diritto di accesso alla conoscenza scientifica e nel diritto di socializzazione della scienza, intendendo con questo il miglioramento del controllo sulle molteplici dinamiche sociali, comunicative, decisionali e conoscitive, a vantaggio di tutti.

La democrazia si basa sulla conoscenza. Se non abbiamo gli strumenti per capire la scienza e le sue applicazioni, cioè la tecnica, se non discutiamo di ciò che è legittimo o no applicare, saremo costretti a delegare totalmente processi decisionali importanti per l’intera umanità.

Purtroppo, in Italia, la scienza è stata negata, anche a scuola, almeno per due motivi. Il primo dipende storicamente dal valore preponderante attribuito alla cultura strettamente umanistica e, di conseguenza, alla minore importanza data all’educazione scientifica: tanto imparare e poco capire, tante conoscenze e quasi nessuna competenza, tanto dogmatismo e nessun entusiasmo e creatività.

Il secondo motivo sta in un modello di sviluppo economico senza ricerca, risalente alla seconda metà del dopoguerra, un modello che non chiede cultura scientifica e che, a questo punto, vede l’influenza crociana più come un effetto che come una causa.

Quindi noi non abbiamo una cultura scientifica perché il nostro sistema produttivo non la domanda e il nostro sistema produttivo non la domanda perché non abbiamo sufficiente cultura scientifica. O riusciamo a spezzare questo cerchio disastroso, oppure difficilmente usciremo dalla nostra crisi, che non è solo economica, ma anche, appunto, culturale.

Se ci sono nuovi diritti di cittadinanza, abbiamo urgente bisogno di nuove agorà, di nuove piazze, dove possano essere discussi, dove i problemi possano essere conosciuti e analizzati, prima di prendere qualsiasi decisione.

Tra le tante agorà, la principale è la scuola, quale primo luogo di formazione.

La scuola deve recuperare in sé questo messaggio di diffusione della cultura in generale e della cultura scientifica come inseminatrice della nostra vita ad ogni livello, economico, sociale, politico, culturale.

1. La scuola è la nuova agorà.

2. A scuola si deve insegnare a capire, per stimolare immaginazione e intuito, per sviluppare fertilità mentale, per ripulire la mente da dottrine e pregiudizi, utilizzando gli strumenti della scienza e tenendo aperto lo spiraglio del dubbio su quello che ci viene detto e quindi che cosa e come domani verrà modificato.

3. La libertà d’insegnamento non può far da schermo alla diffusione della cultura antiscientifica o pseudoscientifica.

4. La scuola deve dare gli strumenti per accedere alla cittadinanza scientifica.

5. Si richiede l’istituzione di una Authority indipendente, sul modello delle Royal Society o delle National Science Foundation, che, con la necessaria autorevolezza, abbia il compito di illustrare ai media, ai politici e agli interlocutori delle agorà pubbliche, come la scuola, lo stato dell’arte su determinate questioni scientifiche. E’ molto pericoloso lasciare il vuoto attuale.

6. La scuola deve promuovere la sinergia tra i ricercatori, i divulgatori, la comunità scientifica e il territorio di riferimento e disseminare iniziative a tal fine, così da favorire una diffusa alfabetizzazione scientifica.